Progetto Valorizzazioni Beni Culturali-ITT"G.DORSO"

Palazzo Abbaziale Loreto

Il Settecentesco Palazzo Abbaziale di Loreto, di pertinenza dei padri benedettini di Montevergine, fu edificato in luogo dell’antica infermeria monastica, risalente ai primi decenni del XII secolo ma rasa al suolo dal terremoto del 29 novembre 1732.
In seguito alla distruzione dell’infermeria i lavori di ricostruzione del Palazzo vennero affidati dall’abate generale Angelo Maria Federici all’architetto Domenico Antonio Vaccaro, importante esponente del tardo barocco napoletano e procedettero, tra alti e bassi, per alcuni anni, costellati da diverse interruzioni. Quando ripresero definitivamente nel 1745, morto il Vaccaro, l’ingegnere Michelangelo Di Blasio parve ai monaci il candidato ideale per completare la costruzione che si concluse intorno al 1750. Artisti più e meno noti contribuirono a definirne compiutamente l’inconfondibile stile che contribuisce ad accrescere la suggestione delle sue sale; sulla volta di ingresso il pittore Antonio Vecchione rappresentò lo stemma dell’Abbazia con le due lettere M(ontis) V(irginis) e la scritta nullius.
Tra gli ambienti più importanti presenti nel Palazzo Abbaziale di Loreto vale la pena ricordare sicuramente la Farmacia, situata a destra dell’atrio d’ingresso, in modo che in passato vi si potesse accedere senza attraversare le sale della clausura monastica. In un primo momento questa venne gestita esclusivamente da monaci specializzati nella creazione di rimedi naturali, ma successivamente, dal 1790, fu affidata a personale laico patentato. Nella farmacia sono conservati ancora numerosi vasi della fabbrica Giustiniani, che recano a vista lo stemma dell’Abbazia e rientrano tra le più belle e famose collezioni di vasi da farmacia. In una teca posta al centro della sala sono poi custoditi alcuni fogli superstiti di un antico erbario. Al centro del soffitto è possibile ammirare poi il prezioso dipinto di Giacomo Baratta che raffigura la scena biblica dell’arcangelo Raffaele che guarisce dalla cecità l’anziano Tobia.

Proprio di fronte all’ingresso del Palazzo Abbaziale ritroviamo il maestoso chiostro, a pianta ottagonale, non previsto nel progetto originario del Vaccaro, attraversato da un lungo vialone a croce latina. Particolare importanza ha l’orologio posto su una torretta di fronte al portone di ingresso; laboriosa fu da parte dei monaci la scelta delle maioliche del quadrante tra le diverse proposte di Francesco Barletta, pubblico orologiaio di Napoli, con il quale si stipulò un contratto di manutenzione. L’orologio cominciò a funzionare il 1° ottobre del 1750, come recita la data apposta alla base, ma, dopo un primo restauro del 1892, fu completamente rimodernato nel 1955 con un meccanismo elettrico.

Sono opera dell’ingegnere Di Blasio le due imponenti rampe di scale che si incontrano appena varcato il portone d’ingresso, e che creano un suggestivo gioco di richiamo con l’antisala del salone settecentesco al piano superiore. Tale salone, originariamente adibito a sala capitolare, dove la comunità si riuniva per deliberare o per eleggere il nuovo abate, è detto Salone degli arazzi, in virtù della presenza di imponenti arazzi cinquecenteschi di scuola fiamminga che ricoprono le pareti della stanza. 

Appesi alle pareti del corridoio del piano nobile, chiamato anche Galleria degli abati, ritroviamo i ritratti, ad olio su tela, degli gli abati che si sono succeduti a Montevergine.

La biblioteca statale Collegata al palazzo di Loreto, la Biblioteca statale di Montevergine, è una delle undici biblioteche pubbliche statali italiane annesse ai monumenti nazionali e custodisce un patrimonio documentario e librario di grandissima importanza; è specializzata in materia religiosa e umanistica ma è fornita anche di testi di argomento scientifico. Tra gli ambienti più suggestivi della biblioteca di Montevergine vi è senz’altro l’Auditorium con l’elegante schienale semicircolare dell’abbazia e con tre file di poltroncine rivestite di velluto rosso. Così ricco di spiritualità, storia e architettura, il palazzo abbaziale di Loreto può essere considerato senza dubbio il fiore all’occhiello del territorio di Mercogliano, e rientra a pieno titolo negli itinerari turistici della regione Campania.

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